Uomini ed isole

Nessun uomo è un isola” citava John Donne nel lontano 1500 e mai più attuale è in me questo pensiero.

Sono cresciuto con l’Idea che “essere forti” significasse essere completamente indipendenti, non avere bisogno di nessuno nell’ affrontare le difficoltà che la vita ogni giorno ti pone.

Crescendo, conoscendo mia moglie Gretuzza e vedendo crescere i miei bimbi Leo e Cami, mi sono reso conto che “ la forza” ha assunto in me ben altro significato.

La forza ,oggi, sembra vestire i panni del buon padre di famiglia, un buon esempio da seguire per i figli e una spalla su cui appoggiarsi per la moglie.

Ma in maniera più viscerale, diventa la volontà di avere sani principi e moralità al fine di essere SEMPRE quel buon esempio di cui sopra.

La mia vita è stata spesso un’altalena di decisioni.

Quando conobbi Gretuzza, la voglia di viaggiare, scoprire il mondo, divertirci con i pochi soldi che avevamo in tasca era l’unica preoccupazione, avevamo meno di 20 anni e la vita ci scivolava sotto i pieni ad una velocità che purtroppo a quell’eta non ti rendi conto.

Non vedevo l’ora che la settimana finisse per godermi il weekend per esempio, mentre oggi non vedo l’ora di tornare a casa e stare un po’ con tutta la famiglia, sentire Camilla gridare, ascoltare Leo che racconta a modo suo la giornata e vedere mia moglie che si invecenda sempre in 2000 cose, perché se non è super impegnata non è contenta.

A fine giornata, posso sentire il rumore della sabbia che scende nella clessidra dei giorni in cui potrò avere tutto questo, prima che i bimbi diventino troppo grandi per seguirci ancora nelle nostre giornate.

Quando nacque Leo invece, nella mia testa scattó qualcosa, scattó l’idea di essere una persona “ricca”, una padre che non deve dire mai di no ai suoi figli.

Un padre che non vizia, sia chiaro, ma un padre piuttosto che da opportunità di crescita a livello sportivo e sensoriale.

Forse è stato il mio più grande errore commesso in questi miei primi 30 anni di vita, un grandissimo rimorso.

Rincorrere la carriera mi ha portato a trascurare il mio bambino per i primi due anni, vedendolo in video nei suoi primi passi e su Skype la sua prima volta che disse Papà.

Se vi state chiedendo se la mia carriera è arriva all’apice la risposta è SÌ.

In quei due anni ho creato la mia impresa diventato, sul territorio Nazionale, una delle migliori aziende nel settore, ma a che prezzo?

Non esistono sufficienti soldi per tornare in dietro, i soldi non bastano a comprare il tempo.

Certo entravano a palate, lavoravo molto e sembrava che tutto quel “materiale” che il successo ci permetteva fosse il traguardo.

Per anni l’ho pensato, poi, come una nevicata a Luglio arrivò Camilla.

Beh, Camilla se ci seguite dai social, saprete che è CAMILLA.

Milla, come si chiama lei, non è una bambina normale di certo; con quei suoi boccoli sembra dire che neanche i capelli stanno al loro posto se c’è lei nei paraggi, e certo la mia vita non poteva rimanere “a posto”.

Da subito iniziarono a pervadermi dei dubbi: chi è un buon padre? Quello che porta il pane caldo a casa alla sera o quello che porta il pane duro al pomeriggio ma in tempo per stare con i propri figli?

Se siete qui a leggere e non avete perso il filo del discorso, vi ricorderete che prima vi ho parlato di una vita ad altalena, ed infatti mi sono ritrovato a ricalibrare la mia vita in funzione della famiglia.

Certo qualche soldo in meno, ma tanta, tanta, più felicità e partecipazione.

La vita sotto quell’aspetto è certamente cambiata, passati da “yeah è venerdì sera, si va nei vicoli” a “yeah, ho comprato Ralph Spaccainternet, questa sera serata cinema, metti su i pop corn mamma”.

La differenza c’è e si sente, ma la cosa più spiritosa di tutto questo sapete qual’è?

È che si, ho sempre pensato di essere un’isola, ma questa è l’isola che ho sempre voluto, infondo su un’isolla mica bisogna viverci da soli no?