Pontremoli, che dolce scoperta

Le gite migliori si dice siano quelle che partono dal nulla e di certo, la nostra avventura di oggi così è nata.

Facciamo un passo indietro.

Sono le 11.00 ca e, passeggiando per le corsie del Conad in cerca di idee per il pranzo, me ne esco con un “fermi tutti!, e se oggi facessimo una piccola gita qui nei dintorni?”, e come ogni buona wanderlust Family che si rispetti, la reazione è stata subito entusiasta.

Dirigiamo il carrello verso il banco dei salumi e preso l’occorrente per un pranzo al sacco saliamo in macchina per raggiungere la nostra meta.

Oggi andiamo a Pontremoli, qui in Toscana. Più volte ho visto questo paesino nei consigli di altri blogger e motoviaggiatori e oggi, armati di reflex e zainetti la visiteremo.

Arrivati rimaniamo subito colpiti da come il paesino è stato concepito, infossato nella valle e arroccato su di una collina.

Parcheggiata la macchina ci dirigiamo al centro prima attraversando un ponte medievale davvero suggestivo con cui facciamo anche alcune riprese con il drone.

Entrati nel paesino, silenziosissimo, ci dirigiamo verso il duomo dove abbiamo come primo punto di interesse una pasticceria graziosissima, il Caffè degli Svizzeri, dove sappiamo esserci un dolcetto tipico loro (per “loro” non intendo di Pontremoli ma proprio della pasticceria) che si chiama “Amor”. La sua storia risale ai primi dell’800 è in sostanza è un dolcetto farcito di crema è costretto da due barrettine sottili di wafer. Davvero molto buono, consigliatissimo.

Passeggiando per il paese, abbiamo avuto modo di scoprire una serie di negozzietti/botteghe davvero caratteristici che rievocano l’età medievale. Esse si mantengono in vita grazie anche all’associazione Mani e Menti che organizza anche laboratori didattici per tutti, bambini e adulti.

Noi abbiamo preso una delle stradine che sale al castello, una di quelle che sale (ogniuna va bene) percorrendo viuzze che regalavano scorci incredibili ad ogni angolo, credetemi se vi dico che vi lasceranno a bocca aperta.

In particolare una panchina che citava questi versi:

“C’era, in un angolo della piazza, sotto una cupola d’ippocastani, una panchina appartata e seminascosta. Marcovaldo l’aveva scelta come sua… sognava la panchina come un senzatetto può sognare un letto di una reggia”

Se avete tempo vi consigliamo di fermarci in una delle numerose trattorie a mangiare Testaroli al Pesto (specialità del posto) e fare una passeggiata lungo Via dei Chiosi, per noi invece l’avventura finisce qui.

Godetevi di persona questa gita.

Alla prossima avventura.

Qui il video della Giornata (link)